la rigattiera nera

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feb

Parole stranière colle corrispondènti schiette italiane.*

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1887, 1985, pagine rosee, Pasquale Fornari, piccoli eroi, sussidiario, vestirsi bene

Tra le dònne cèrte còse chiàmansi con paròle non paesane, le quali non istanno bène in bocca di fanciulla educata ed istruita.
Eccone una filza con la corrispondènte schietta a fianco:

Bròsce, fermaglio.
Coaffur, acconciatura, pettinatura.
Pegnoàr, accappatojo.
Toalètta, pettinièra, spècchio,  abbigliamento.
Budoàr, salottino, abbigliatojo.
Scignòn, mazzòcchio.
Brelòc, medaglioncìno.
Coliè, vezzo.
Parur, finimento.
Attasc‘, legature.
Croscè, uncinetto.
Frivolitè, chiacchierino.
Dantèlle, merletti, trina.
Bòrdo, orlo.
Carrè, sprone.
Négligé, abito di mattino, abito da càmera, gonnellino da casa.
Plissé, piegolinato, pieghettato.
Paniè, gonnellino.
Canavaccio, filondènte.
Ghipùr, trina alla veneziana.
Voltèr, capezzièra.
Brochèn, stivaletti.
Giarrettiéra, laccetto elàstico.
Gilè, panciotto, sottovèsta.
Scifonà, allucignolato, aggrinzato, piegazzato, sgualcito.
Fisciù, collarina a punta, pezzuòla, da còllo.
Nesessèr, astuccio, custòdia, cassettina.
Blò, turchino.
Abagiùr, cappelletto, vèntola.
Buché, mazzetto, mazzolino.
Commilfò, perbène, ammòdo.
Sanfasson, alla buòna, senza complimenti, alla sémplice.
Blusa, camiciotto.

* * *

Bimbe dabbène e poliglotte con il vocabolarietto della moda de La buòna Giannina -  educata ed istruita, l’ottimo Libro di lettura e di lingua coll’accentatura toscàna per le scuòle femminili dello st.mo Prof. Pasquale Fornari.

* La paròla straniera si scrive come si pronùnzia, per riguardo alle pìccole leggitrici.

etichette: Giannina, vestiario, vocabolarietto

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dic

La casa è il tuo regno, tuo marito è il tuo mondo

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1878, Marchesa Colombi, saper vivere, vestirsi bene

Alcuni anni or sono ricevetti una lettera da uno dei miei molti nipoti, nella quale mi diceva, dopo tante belle cose: “….e ti confesso che il mio secondo anno di nozze fu assai meno beato del primo. E sì, che ci ho Ninì, il mio dolce amorino biondo color di rosa, che comincia a dire bab…bo.
Nelle mie ore di noia ho fatto una scoperta che non può essere senza importanza per la società. Ho trovata la vera causa della poca devozione degli uomini pel settimo sacramento. È una specie di malattia nervosa, che si sviluppa, dopo la luna di miele, nelle facoltà visive del marito, e gli fa apparire tutte le mogli degli altri più attraenti della propria.
Se tu trovassi un buon oculista, che volesse occuparsi di questa oftalmia maritale….”
Partii immediatamente per Torino, senza medico oculista, s’intende. Sotto il melanconico umorismo di mio nipote, c’era qualche cosa di amaro, che mi fece temere per la felicità avvenire di quella famiglia. Tuttavia avevo un vago presentimento che, a guarire la malattia di Primo, basterebbe la mia vecchia esperienza.
Giunsi inaspettata. Primo era fuori. La cameriera mi disse:
- La signora è rientrata or ora dalle visite; si sta mettendo in libertà.
Mettersi in libertà! Era la chiave del mistero! la prima causa della malattia del marito. Guai, alle mogli che si credono in diritto di mettersi in libertà quando sono in casa!
Ordinai alla cameriera di lasciarla fare, di non annunciarmi; passai ad aspettarla in sala da pranzo, dov’era già apparecchiata la tavola.
L’Emma entrò poco dopo. Era in abito da camera ed in pianelle. Aveva un abito da camera di casimira azzurra, spigolinata di velluto color di rosa, una grazia di abito da camera; ma era un abito da camera; e portato con tutta comodità, discinto; e là sotto la sposa non aveva fascetta.
Le pianelle di raso azzurro, ricamate di perline rosee, sembravano quelle di Cenerentola che avessero finito coll’incontrarsi per fare il paio. Ma erano pianelle. E quella toletta mattinale, calzata in fretta, era mal completata da un foulard bianco annodato intorno al collo.
- Tuo marito non viene a pranzo? le domandai.
- Sì, verrà a momenti.
- E ti metti a tavola a quella maniera?
- Scusi, nonna; non prevedevo la fortuna della sua visita; e, sa, in casa…. siamo soltanto noi….
- In casa!… soltanto noi! soltanto! quando siete tu e tuo marito? Ma la tua casa è il tuo regno; ma tuo marito è il tuo mondo. Cosa ci guadagni se le persone a cui hai fatto visita, e quelle che ti hanno scontrata per via ti trovano bella? Nulla. Ma se ti trova bella tuo marito; se gli piaci, è il suo amore che guadagni; è la felicità della tua vita.
Una lettrice: – Ah Marchesa! Questa è la storia d’uno dei sette peccati capitali di Eugenio Sue; La….
- Ho capito. Non occorre dirne il titolo. Il mio libro lo possono leggere anche le signorine. È per questo che cercavo di dare un’altra forma alla tesi di quel racconto, ma non voglio che mi si accusi di plagio.
Ho dato all’Emma quel romanzo e lei v’imparò che una signora ammodo non deve mai trascurare il proprio vestire davanti al marito. Deve tenere gli abiti da camera per le ore mattutine o per la tarda sera in camera da letto. Ma durante il giorno deve portare abiti attillati, eleganti nella loro casalinga semplicità, oppure, il che è anche meglio, abiti da casa chiari, di forma speciale che non si possano portare fuori di casa, che non siano nè il compassato costume da passeggio o da visite, nè il trascurato abito da camera. Qualche cosa di speciale, che le donnine di gusto sanno immaginare tanto bene coll’aiuto d’una buona sarta, e nel quale non manca una buona dose di civetteria, a tutto beneficio del marito. E questa toletta da casa dev’essere portata con tutti quegli accessori che costituiscono l’ordine: calze bene assortite (nere sotto un abito bianco, carnicine o azzurre sotto un abito turchino, rosa pallido sotto un abito rosa, ecc.), qualche braccialetto, un nastro al collo o una cravatta. È così che un uomo è avvezzo a vedere le mogli degli altri, e se la sua è meno accurata, ne viene di conseguenza quella tale malattia agli occhi, per cui si vedono tutte le donne più attraenti della propria.
L’accuratezza, l’eleganza bene intesa, sono una specie di nobiltà individuale. Ad una persona che vediamo trascurata e dimessa, finiamo per attribuire una specie d’inferiorità; ed al confronto delle altre, la trattiamo con quella stessa noncuranza con cui si tratta lei stessa.

* * *

Signora! Non scordi mai le sagge parole della della nostra Pregiatissima Marchesa Colombi e provveda di tenere sempre sul comodino il prezioso volumetto La Gente per Bene. Non v’è bene più prezioso della famiglia e del marito: preghiamo dunque il Buon Dio perchè mai, mai ce ne tolga memoria!

etichette: eleganza, marito

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dic

il vestiario dei bambini perbene

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1922, Mantea, pagine rosee, vestirsi bene

I bambini devono crescere e svilupparsi, correre e saltare, e tutto ciò che inceppa i loro movimenti va lasciato da parte: quindi non cinture troppo strette alla vita, non maniche troppo attillate, non alti colletti; una vesticciuola a sacco di stoffa morbida e calda per l’inverno, leggera per l’estate; mai troppo leggera però; in quell’età è più facile il sudore e una mammina intelligente preferisce prevedere che provvedere al malessere delle sue creature.
Il vestiario bianco è certo il preferibile nell’età dell’innocenza, del candore; ma non tutti possono permettersi questo lusso; occorre però una prudente scelta dei colori; sempre preferibili le tinte dolci, un po’ smorzate, tutt’al più l’azzurro marino che conserva il pulito: sono anche carini i quadretti bianchi e neri per la scuola.
Sono d’impareggiabile utilità gli ampi grembiali bianchi per casa e neri per le ore di studio, perchè sono facili a lavarsi e permettono di serbare nette le vesticciuole anche un po’ eleganti. [...]
Per i cappelli è più mutevole la moda; nei climi freddi però sono sempre preferibili d’inverno i cappucci, ma non di stoffa troppo pesante; bisogna che le giovani testoline siano sempre mantenute fresche, se non si vuole rendere facili i raffreddori e impedire la crescita dei capelli. Per l’estate, le cappelline di paglia fiorentina incorniciano così leggiadramente i freschi volti rosei e paffutelli!…
L’uso ha introdotto per i bimbi le scarpette basse; ma non mi pare pratico; è più facile che il piede si storca e prenda cattive abitudini, più tardi noiose e difficili a perdersi.
Ora, bimbe e maschietti portano guanti; e io approvo questa usanza, perchè non v’è niente di più sgradito che il contatto di quelle picole mani quasi sempre sudate e non sempre nettissime.
Il vestiario dei maschi è proprio uniforme; la marinara bianca, azzurra o anche nera col sottogola colorato.
Per fortuna s’è perso l’uso di far loro indossare i calzoni lunghi prima dei tredici o quattordici anni; sembravano scimiotti e muovevano le risa quando la pretendevano già a giovanotti.
Sono pure molto carini i vestiti all’inglese; calzoni stretti al ginocchio, scarpette di pelle lucida, calze nere, giacchetta corta uso smoking, e colletto bianco rivoltato e tondo che lascia libero il collo fresco e robusto.
Per il cappello, d’inverno, la berrettina molle, d’estate la marinara a larghissima falda per i più piccini, più stretta per gli altri.
Il corredo di biancheria per i bambini varia certo secondo le fortune, per tutti però è pratico non farlo molto abbondante; crescono ogni giorno e, potendo, è assai più piacevole far roba nuova che non scucire calze, allungare, rattoppare continuamente.
Fino ai dieci o dodici anni sono indicatissime, tanto per i maschi che per le femminuccie, le lunghissime camicie da notte, igieniche e decenti.
È una importazione inglese, che tutte le mamme italiane vanno adottando.

* * *

Tenete all’eleganza e al decoro della vostra figliolanza? Fate bene, poiché una figuretta vestita con semplicità e gusto rivela della vostra famiglia molto più dei vostri gioielli.
Seguite i consigli della nostra Aff.ma Autrice Mantea ne Le buone usanze e un bel giorno anche i vostri bimbi, ormai adulti, ve ne renderanno grazie.

etichette: bimbi, eleganza, vestiario

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