Tra le dònne cèrte còse chiàmansi con paròle non paesane, le quali non istanno bène in bocca di fanciulla educata ed istruita.
Eccone una filza con la corrispondènte schietta a fianco:
Bròsce, fermaglio.
Coaffur, acconciatura, pettinatura.
Pegnoàr, accappatojo.
Toalètta, pettinièra, spècchio, abbigliamento.
Budoàr, salottino, abbigliatojo.
Scignòn, mazzòcchio.
Brelòc, medaglioncìno.
Coliè, vezzo.
Parur, finimento.
Attasc‘, legature.
Croscè, uncinetto.
Frivolitè, chiacchierino.
Dantèlle, merletti, trina.
Bòrdo, orlo.
Carrè, sprone.
Négligé, abito di mattino, abito da càmera, gonnellino da casa.
Plissé, piegolinato, pieghettato.
Paniè, gonnellino.
Canavaccio, filondènte.
Ghipùr, trina alla veneziana.
Voltèr, capezzièra.
Brochèn, stivaletti.
Giarrettiéra, laccetto elàstico.
Gilè, panciotto, sottovèsta.
Scifonà, allucignolato, aggrinzato, piegazzato, sgualcito.
Fisciù, collarina a punta, pezzuòla, da còllo.
Nesessèr, astuccio, custòdia, cassettina.
Blò, turchino.
Abagiùr, cappelletto, vèntola.
Buché, mazzetto, mazzolino.
Commilfò, perbène, ammòdo.
Sanfasson, alla buòna, senza complimenti, alla sémplice.
Blusa, camiciotto.
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Bimbe dabbène e poliglotte con il vocabolarietto della moda de La buòna Giannina - educata ed istruita, l’ottimo Libro di lettura e di lingua coll’accentatura toscàna per le scuòle femminili dello st.mo Prof. Pasquale Fornari.
* La paròla straniera si scrive come si pronùnzia, per riguardo alle pìccole leggitrici.
