la rigattiera nera

raccolgo tutto. dal 1974.

  • inizio
  • chi siamo
  • le canzoni

1

mar

Pensateci… per favore!

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1949, economia domestica, igiene personale, la Vispa Teresa, saper vivere

pensateci-per-favore

Le scarpe sono come le persone: un piccolo malanno si rimedia facilmente, un malanno trascurato mette in pericolo la guarigione!
Anche gli abiti devono riposare. Non gettateli come cenci ma affidateli alle stampelle se vorrete ritrovarli freschi e presentabili!

* * *

Amichette care, abbiate a cuore la vostra personcina e fate tesoro dei saggi consigli della Vispa Teresa… ve lo raccomanda la rigattiera nera!

etichette: abitini, igiene, scarpe

5 commenti

19

feb

Piccola guida di Roma ad uso del play-boy

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1965, Jack Matcha, articoli per adulti, ore liete, saper vivere, uomini veri

premete qui per ingrandire l'immaginettaTutta la nostra invidia al play-boy che, beato lui, mette piede per la prima volta in Via Veneto e si vede sfilar davanti le belle, giunoniche donne italiane. Il passatempo preferito del Nostro, nella Città Eterna, sarà infatti proprio quello di starsene seduto al bar lasciando vagare lo sguardo, tra un sorso di cappuccino e l’altro, su rotondità sculettanti sl marciapiede di fronte. Può anche venirgli una voglia matta di stringere fra le braccia una di queste deliziose creature e allora si ritroverà  tutto scosso da un tremito nell’ardo sforzo di controllarsi. Dovrà ricorrere all’aiuto di una doppia grappa (o di una doppia Strega) per far cessare il trmito e intanto si chiederà cosa mai gli stia succedendo.
Non dovrebbe prendere la faccenda troppo sul serio. Dipende dal fatto che sta respirando l’aria di Roma, il cui potere inebriante supera a volte quello dello champagne, soprattutto se ci si trova nelle immediate vicinanze di un bocconcino che potrebbe passare benissimo per la sorella gemella di Gina Lollobrigida.
[...] E’ impossibile non guardarle queste romane. A parte quei loro sguardi, quei loro occhi scuri, vestono in modo così provocante… La biancheria è una specie di seconda pelle, e sopra portano delle bluse in cui ce la fanno appena a respirare, e poi delle gonnelline cortissime.

I “PAPPAGALLI”
[...] La caccia qui continua notte e giorno e i romani mandano a carte quarantotto qualsiasi cosa per parteciparvi. Me ne sono capitati sott’occhio certi diretti ad un appuntamento d’affari; di colpo, eccoli invertire la marcia, sulla scia di una bellezza. La implora, la vezzeggia, la supplica di concedergli un appuntamento, le urla incredibili complimenti e infine ridotto alla disperazione abbandona la macchina e tutto per seguirla a piedi. Ai vecchi tempi l’inseguitore poteva anche permettersi un pizzicotto nelle parti molli, in segno della sua stima. Vero, le ragazze non sempre gradivano molto, anche perchè a “permetterselo” in genere era il maschio “pappagallo” e la scena una fermata di tram o dintorni. Il pizzicotto comunque rientrava nelle regole del gioco. Oggigiorno è un gesto fuorilegge e la maggior parte dei flirt e degli approcci sono condotti con elegante noncuranza. Ma i pappagalli sono dovunque.


COSA FARE DOPO IL TRAMONTO

La vita notturna di Roma rientra in due categorie.
Della prima fanno parte quei pochi locali lussuosi che quanto ad atmosfera, arredamento e musica stanno al passo con tanti altri night-club europei. Nella seconda rientrano quei postiini dove il povero play-boy non appena vi mette piede si trova subissato da una atmosfera eroticamente insostenibile.
[...] Un capitolo a parte meriterebbe il Piper club, enorme con pedane di plexiglas, sculture Pop, ragazzini beat e i migliori e più scatenati complessi di musica leggera. Se siete giovani, se ce la fate a ballare per quattro ore è il vostro luogo preferito.

CONSIGLI UTILI PER IL PLAY-BOY
Le italiane apprezzano motlo le calze, i profumi francesi, le sigarette americane con filtro, e le radioline a transistor.

* * *

Amico scapolo e avventuroso, è dedicata proprio a lei la novissima “Guida internazionale del playboy”, l’opera letteraria attualmente più in voga nelle Americhe! Essa è stata vergata dal leggendario play-boy americano signor Jack Matcha, una vera autorità in campo di viaggi di piacere. Si faccia conquistare e travolgere dalla “Dolce Vita” e poi ci scriva: resterà soddisfatto!

etichette: amore, dolce vita, pappagallo, playboy, roma, sexy

3 commenti

4

ago

In villeggiatura: l’albergo.

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1960, Donna Letizia, saper vivere

saper_vivere_copertina- Né l’albergo né la pensione devono essere considerati come casa propria.
- Se un cartellino all’uscio della camera avverte che i ferri da stiro e i fornelli elettrici sono vietati, se ne farà a meno: nulla di più umiliante che far le cose di nascosto al personale di servizio e sentirsi pesare addosso la sua riprovazione.
- Se non c’è nessun cartello ammonitore, non si abusa del permesso riducendo la stanza come un ambiente di sfollati.
- Non si circola in corridoio arruffati e in pigiama: la veste da camera è obbligatoria per tutti.
- Le scarpe vanno messe fuori dalla porta ogni sera, perchè siano debitamente pulite.
- Gli indumenti da lavare e stirare devono essere consegnati alla cameriera. Il conto della lavanderia e della stireria in certi alberghi viene saldato alla consegna, in certi altri insieme al conto settimanale.
- Tutto ciò che si trova nella camera e appartiene all’albergo dev’essere usato con la massima discrezione.
- Per essere sicuri di venire svegliati a una certa ora, si avvisa il portiere.
- Uscendo dall’albergo o dalla pensione, la chiave viene consegnata al portiere che l’appende nell’apposito quadro.
- Non si devono mai affrontare discussioni spiacevoli con le persone di servizio: qualsiasi osservazione va trasmessa al concierge che penserà a redarguire chi di dovere.
- Non si sveglia il telefonista o il concierge nel mezzo della notte per fare un’interurbana che potrebbe essere rimandata alla mattina seguente.
- La camera d’albergo non è un salotto. Si evitino dunque le riunioni di amici che possono benissimo essere ricevuti nella hall. Chi ha un apparecchio radio lo terrà “basso”, specialmente nelle ore della siesta, e naturalmente, la sera.

* * *

Spesso in villeggiatura  si ha la tentazione di dimenticare certe sempiterne regole di buona creanza. Non sarà questo il caso vostro se seguirete i preziosi consigli della nostra lodatissima autrice Donna Letizia che con il suo novissimo manualetto “Il Saper Vivere” sarà al vostro fianco anche in questa torrida e assolata estate italiana.

etichette: albergo, galateo, pensione, villeggiatura

7 commenti

6

apr

Lotto, Vevè e lo scempio di un ricevimento.

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1878, Marchesa Colombi, pagine rosee, saper vivere

Ho la disgrazia di conoscere una signora che ha sette figli. La maggiore è una bimba di tredici anni; il più piccino è un baby di tre anni e mezzo. La natura ha data a tutta quella cara marmaglia una memoria straordinaria, per la massima afflizione degli amici di casa.
Si esce col proposito di fare almeno quattro visite. Ma è sabato. La signora Feconda riceve. Si sale prima da lei. Dopo un quarto d’ora si vorrebbe congedarsi.
- No; aspetti un momento. Le faccio vedere Lotto (Carlo, Carlotto, Lotto) e Vevè (Vincenzo, derivazione inesplicabile) che non sono a scuola.
I due signorini entrano invariabilmente col naso sporco.
- Salutate la signora. Come si dice? Buongiorno, ma non basta, Cosa si fa? Si dà un bacio alla signora.
La signora esita un momento. La mamma se ne accorge.
- Oh ma che naso avete! e colla sua pezzuola fa la pulizia di tutti i piccoli nasi, e non transige sul bacio.
- Ed ora fatele sentire una poesia. Prima tu, Lotto.
- No, - Sì. - No….
- Dilla, e la signora ti dà la chicca. La signora non ha chicche e resta mortificata. Intanto tornano gli altri cinque figli dalla scuola. Un bis di presentazioni, di saluti, di pulitura di nasi; e poi la mamma in possesso di tutta la compagnia, dispone le cose in modo, che, col buon esempio dei grandi destando l’emulazione nei piccini, riesce a far udire, alla visitatrice tutto il repertorio delle poesie, da Lotto che diverte balbettando in francese:
“Je suis un enfant gâté
De jolie figure.”

fino alla primogenita, che fa addormentare recitando tutta la Passione di Manzoni, di cui non capisce il gran nulla.
Intanto sono le cinque; le altre visite sono andate a monte e la visitatrice deve ancora leticare colla signora Feconda, la quale vorrebbe farle sentire che la signorina dice il Natale ancora meglio che la Passione e poi eseguisce una sonata…. e che Vevè, oltre all’Ode all’Italia di Leopardi, che ha declamata, sa tutta La Charité di Victor Hugo in francese. E la lascia partire a stento promettendo però di renderle visita accompagnata da tutta la sua dotta prole, per darle una rappresentazione a domicilio.

* * *

Non abbiate mai a incontrare sul vostro cammino alcuna signora Feconda, amiche carissime! La Gente per Bene della nostra Aff.ma Marchesa Colombi sempre vi sia da viatico e da conforto.

etichette: fanciullezza, galateo, Lotto, mala educazione, poesia, repellente, Vevè

nessun commento

9

mar

Non sputare a terra.

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1929, Michele Mastropaolo, igiene personale, pagine rosee, saper vivere, sussidiario

Che pessima abitudine è quella di sputare da per tutto, dovunque uno di trovi.
Chi sputa a terra mostra per primo cattiva educazione, giacchè lo sputare è atto sconveniente. Poi sporca i pavimenti. Poi sottrae al proprio organismo un liquido utilissimo per facilitare la digestione. Infine arreca danno ai suoi simili, se, per disavventura, ha in sè unmale inguaribile e contagioso, come, ad esempio, la tubercolosi. Sul pavimento la saliva si secca e l’infezione si solleva con la polvere e si diffonde nell’aria.
Chi ha contratto la cattiva abitudine di sputare, faccia forza su se stesso e si corregga.
Glielo suggerisce l’educazione, glielo impone l’igiene.

***

Fanciulli! Abbiate a serbare con gelosa cura e affetto le letture educative per la classe terza Vita in Germoglio, dello Stim.mo autore Michele Mastropaolo. Un giorno, ormai adulti e genitori a vostra volta, ne ricorderete con tenerezza i preziosi insegnamenti.

etichette: fanciullezza, sputare, tubercolosi

nessun commento

5

mar

Del contegno dei fanciulli colla gente di servizio.

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1878, Marchesa Colombi, pagine rosee, saper vivere

E, poichè ho accennato alle persone di servizio, debbono ricordarsi, miei piccoli lettori, - le piccole lettrici sono comprese, - che i primi giudici della educazione dei padroni sono i servitori. Li stiano a sentire quando discorrono in anticamera colla cameriera dei loro piccoli amici:
- E così come va, Teresita? Si trova bene in questa casa?
- Così, così, veda (cameriera e servitori si danno, sempre del lei). Per la signora, è come servire la Madonna, il signore, lui, non dice mai nulla. Ma i bambini, che tempesta!
- Non sono buoni?
- Punto. E che mala grazia! «Teresita questo; Teresita quello; Va; vieni; fa.» Comandano come sultani; e mai una buona parola.…
- Ah! da noi poi è differente. Tutto quel che domandano è per favore, e per ogni servizio: «Grazie, Giannotto.»
- Quelli sono bambini per bene!
Glì altri no; hanno capito, miei piccoli lettori? Dappertutto c’è da ìmparare.
Ma badino; si parla ancora. Vogliamo ascoltare dell’altro? Chissà che ci sia ancora qualche cosuccia di buono. È la Teresita che riprende:
- I padroncini della Caterina sono buoni.
- Oh! quelli poi sono troppo buoni. Li ha visti mai, Teresita, a passeggio? Si figuri che vanno a braccetto della Caterina come fosse la loro mamma.
- Ah! È per questo poi che la Caterina non li rispetta, e gli dà del tu.
- Ma che le pare, rispettarli? Sono sempre in cucina, frugano nei piatti, le fanno dei dispettacci, e se ci arrivano, siedono alla tavola della servitù.
- Allora si capisce che la Caterina li tratti da pari a pari. È l’opposto de’ miei che sono d’un’arroganza.… Io ho il mal vezzo di risponder brusca qualche volta, ed allora, sentirli come saltano! «E che i padroni sono loro, e che io sono una serva, e che mi si paga perchè debba obbedire….»
- Oh! qui da noi di queste parole non se ne sentono. Anch’io, veda, ho un po’ il vizio di risponder male. Ed allora bisogna sentire con che pace e con che serietà mi dicono: «Siate un po’ più cortese, Giannotto. La mamma ne avrebbe dispiacere se sapesse che ci fate uno sgarbo.» La gli vada a voler male a bambini educati a quella maniera!
La lezione è completa, signorini miei. Cerchino di imitare i padroncini di Giannotto: evitino gli errori di quelli della Caterina e della Teresita, e si comporteranno benissimo colla gente di servizio.

* * *

Fanciulli bene educati e compìti con il prezioso volumetto La Gente per Bene della nostra Pregiatissima Marchesa Colombi!

etichette: fanciullezza, galateo, Giannotto, servitù, Teresita

nessun commento

20

gen

Sì piccini, sì maleducati!

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1960, Donna Letizia, pagine rosee, saper vivere

Una giovane signora, che mi aveva invitata con altre amiche per il tè, mi descriveva, indignata, le pessime maniere dei bambini di una sua cognata: maleducati, prepotenti e, soprattutto, impossibili a tavola.
Mentre lei si sfogava, suo figlio - quattro anni - tuffava le dita nella crema di una meringa e se ne impiastricciava il viso. Ogni tanto la madre si interrompega per rivolgergli un distratto rimprovero di cui, beninteso, egli non teneva conto. E io ne deducevo quello che leggendomi ne deducete anche voi, cioè che i bambini maleducati sono sempre, ahimè, “quelli degli altri”.

* * *

Mamme! Che nessuno abbia mai a dolersi dei figliuoli vostri! Tenetelo bene a mente e seguite alla lettera i preziosi consigli della nostra lodatissima autrice Donna Letizia che con il suo novissimo manualetto “Il Saper Vivere” sarà al vostro fianco in ogni situazione, come l’amica saggia e fidata che tutte vorremmo.

etichette: infanzia, mala educazione, repellente

5 commenti

7

gen

I Raccontini della Giannina:
non méttere gli spilli in bocca.

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1887, Pasquale Fornari, pagine rosee, piccoli eroi, saper vivere, sussidiario

La Gilda èra un’amica della Giannina, ma aveva qualche annetto in più.  Era bravina assai a vestire le bàmbole. Le vestiva pròprio di mòda, come fosse una sarta finita. Perciò la Giannina e altre ragazze si facevano ajutare da lèi ad agghindare le bambole loro. La Gilda volentièri vi si prestava: èra tanto gentile; e non è a dire se la aveva lavoro.
Peccato che la si avesse un cattivo vezzo: spilli e aghi se li metteva sempre fra le labbra. Or sentite orribile còsa che le avvenne.
Un dì la stava lavorando attènta attènta. Come al sòlito, teneva in bocca due aghi e uno spillo. Uno zio di lèi aveva un bèl cagnone che soleva sèmpre giocare con la ragazza. In quel dì e in quell’ora il cane entra improvviso in casa, e difilato va là dov’è la Gilda. Questa non se n’accorge; e il cane le salta al còllo. Ella si spavènta, manda un grido…
Ahj! i due aghi le scìvolano giù per la gola!
Accorre la madre, accorre il padre, accorre il mèdico. Si tènta questo, si tènta quello: è tutto invano. Alcuni giorni dopo, tra i più atroci spasimi la pòvera Gilda dovètte pròprio morire.
La Giannina ne accompagnò il fèretro al cimitèro, piangèndo; ma si ricordò sèmpre il tristo esémpio.

* * *

Mamme, bimbe, vi sìan di perpetuo monito i Raccontini de La buòna Giannina -  educata ed istruita, l’ottimo Libro di lettura e di lingua coll’accentatura toscàna per le scuòle femminili dello st.mo Prof. Pasquale Fornari.

etichette: Giannina, morti, raccontini, storielle edificanti

nessun commento

10

dic

La casa è il tuo regno, tuo marito è il tuo mondo

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1878, Marchesa Colombi, saper vivere, vestirsi bene

Alcuni anni or sono ricevetti una lettera da uno dei miei molti nipoti, nella quale mi diceva, dopo tante belle cose: “….e ti confesso che il mio secondo anno di nozze fu assai meno beato del primo. E sì, che ci ho Ninì, il mio dolce amorino biondo color di rosa, che comincia a dire bab…bo.
Nelle mie ore di noia ho fatto una scoperta che non può essere senza importanza per la società. Ho trovata la vera causa della poca devozione degli uomini pel settimo sacramento. È una specie di malattia nervosa, che si sviluppa, dopo la luna di miele, nelle facoltà visive del marito, e gli fa apparire tutte le mogli degli altri più attraenti della propria.
Se tu trovassi un buon oculista, che volesse occuparsi di questa oftalmia maritale….”
Partii immediatamente per Torino, senza medico oculista, s’intende. Sotto il melanconico umorismo di mio nipote, c’era qualche cosa di amaro, che mi fece temere per la felicità avvenire di quella famiglia. Tuttavia avevo un vago presentimento che, a guarire la malattia di Primo, basterebbe la mia vecchia esperienza.
Giunsi inaspettata. Primo era fuori. La cameriera mi disse:
- La signora è rientrata or ora dalle visite; si sta mettendo in libertà.
Mettersi in libertà! Era la chiave del mistero! la prima causa della malattia del marito. Guai, alle mogli che si credono in diritto di mettersi in libertà quando sono in casa!
Ordinai alla cameriera di lasciarla fare, di non annunciarmi; passai ad aspettarla in sala da pranzo, dov’era già apparecchiata la tavola.
L’Emma entrò poco dopo. Era in abito da camera ed in pianelle. Aveva un abito da camera di casimira azzurra, spigolinata di velluto color di rosa, una grazia di abito da camera; ma era un abito da camera; e portato con tutta comodità, discinto; e là sotto la sposa non aveva fascetta.
Le pianelle di raso azzurro, ricamate di perline rosee, sembravano quelle di Cenerentola che avessero finito coll’incontrarsi per fare il paio. Ma erano pianelle. E quella toletta mattinale, calzata in fretta, era mal completata da un foulard bianco annodato intorno al collo.
- Tuo marito non viene a pranzo? le domandai.
- Sì, verrà a momenti.
- E ti metti a tavola a quella maniera?
- Scusi, nonna; non prevedevo la fortuna della sua visita; e, sa, in casa…. siamo soltanto noi….
- In casa!… soltanto noi! soltanto! quando siete tu e tuo marito? Ma la tua casa è il tuo regno; ma tuo marito è il tuo mondo. Cosa ci guadagni se le persone a cui hai fatto visita, e quelle che ti hanno scontrata per via ti trovano bella? Nulla. Ma se ti trova bella tuo marito; se gli piaci, è il suo amore che guadagni; è la felicità della tua vita.
Una lettrice: - Ah Marchesa! Questa è la storia d’uno dei sette peccati capitali di Eugenio Sue; La….
- Ho capito. Non occorre dirne il titolo. Il mio libro lo possono leggere anche le signorine. È per questo che cercavo di dare un’altra forma alla tesi di quel racconto, ma non voglio che mi si accusi di plagio.
Ho dato all’Emma quel romanzo e lei v’imparò che una signora ammodo non deve mai trascurare il proprio vestire davanti al marito. Deve tenere gli abiti da camera per le ore mattutine o per la tarda sera in camera da letto. Ma durante il giorno deve portare abiti attillati, eleganti nella loro casalinga semplicità, oppure, il che è anche meglio, abiti da casa chiari, di forma speciale che non si possano portare fuori di casa, che non siano nè il compassato costume da passeggio o da visite, nè il trascurato abito da camera. Qualche cosa di speciale, che le donnine di gusto sanno immaginare tanto bene coll’aiuto d’una buona sarta, e nel quale non manca una buona dose di civetteria, a tutto beneficio del marito. E questa toletta da casa dev’essere portata con tutti quegli accessori che costituiscono l’ordine: calze bene assortite (nere sotto un abito bianco, carnicine o azzurre sotto un abito turchino, rosa pallido sotto un abito rosa, ecc.), qualche braccialetto, un nastro al collo o una cravatta. È così che un uomo è avvezzo a vedere le mogli degli altri, e se la sua è meno accurata, ne viene di conseguenza quella tale malattia agli occhi, per cui si vedono tutte le donne più attraenti della propria.
L’accuratezza, l’eleganza bene intesa, sono una specie di nobiltà individuale. Ad una persona che vediamo trascurata e dimessa, finiamo per attribuire una specie d’inferiorità; ed al confronto delle altre, la trattiamo con quella stessa noncuranza con cui si tratta lei stessa.

* * *

Signora! Non scordi mai le sagge parole della della nostra Pregiatissima Marchesa Colombi e provveda di tenere sempre sul comodino il prezioso volumetto La Gente per Bene. Non v’è bene più prezioso della famiglia e del marito: preghiamo dunque il Buon Dio perchè mai, mai ce ne tolga memoria!

etichette: eleganza, marito

nessun commento

14

nov

Dell’inurbanità infantile

scritto dalla rigattiera nera  pubblicato in 1878, Marchesa Colombi, pagine rosee, piccoli eroi, saper vivere

È il giorno di ricevimento. La signora ha molte visite.
Ad un tratto risuonano alte grida; non ci si intende più a discorrere. È Mimì che si desta; e significa alla famiglia su cui regna, ch’egli è stanco della posizione orizzontale. La mamma sorride di beatitudine; se occorre, lascia un momento la compagnia e corre ad esprimere con un bacio la sua ammirazione per quelle gesta del piccolo despota. Nessuno pensa a biasimarlo; figurarsi! - Sono così carine e commoventi quelle note scordate d’una vocina di bimbo.

Mimì fa il suo ingresso in sala nelle braccia della nutrice. Qualche cosa di grave lo preoccupa; s’è sognato male; è ancora di cattivo umore. Egli non si degna di salutare la compagnia; all’invito della mamma di compiere colla sua manina quell’atto di civiltà, alza le spalline rosee, e nasconde il volto in seno alla balia, presentando la sua personcina… dal rovescio. È ancora nei suoi diritti. E poi Mimì è così bellino da tutte le parti.

Avete un amico di famiglia a pranzo; la mamma ha sorvegliato gli apparecchi con affetto. Mimì troneggia vestito di bianco sul seggiolotto.
Egli osserva che il babbo e la mamma fanno ogni maniera di cortesie a quel vecchio signore, che essi sono felici di ospitare. Pensa che egli pure deve, come rappresentante della famiglia, dimostrare la sua deferenza all’ospite intimo e caro. E togliendosi dai labbruzzi il proprio cucchiaino non completamente vuoto, lo porge rovesciato al vecchio commensale. Tutti sorridono. Mimì sente d’aver compreso bene il suo dovere, e per incoraggiare l’invitato ad accettare la sua offerta gli carezza il volto colla manina unta… Com’è gentile Mimì!
Eppure Melchiorre Gioia dice che è atto inurbanissimo il palpare il volto ad un proprio eguale o peggio se maggiore d’età; e su questo argomento non transige neppure cogli Dei, e scaglia acerbi rimproveri ad Omero, per la sconvenienza d’averci rappresentata Teti, in atto di palpare il volto a Giove. Ma il bimbo è più padrone nel mondo che gli Dei nell’Olimpo.

* * *

Apprenderete le leggi di cortesia e il giusto contegno per ogni occasione con il prezioso volumetto La Gente per Bene della nostra Pregiatissima Marchesa Colombi.

etichette: infanzia, mala educazione, Mimì, repellente

nessun commento

cerca

catalogo

  • abbecedario
  • appelli
  • articoli per adulti
  • conosci te stesso
  • economia domestica
  • fatti tragici
  • i grandi classici
  • igiene personale
  • in cucina
  • medicamenti
  • memorabilia
  • miscellanea
  • notiziario
  • ore liete
  • pagine rosee
  • piccoli eroi
  • réclame
  • rigattiera per grandi e piccini
  • saper scrivere
  • saper vivere
  • segretissimo
  • sussidiario
  • uomini veri
  • vestirsi bene

annate

  • 1878
  • 1887
  • 1912
  • 1918
  • 1922
  • 1927
  • 1929
  • 1935
  • 1937
  • 1939
  • 1941
  • 1943
  • 1949
  • 1951
  • 1960
  • 1961
  • 1965
  • 1969
  • 1971
  • 1972
  • 1974
  • 1980
  • 1982
  • 1985
  • 1988

aff.mi autori

  • AA.VV.
  • Donna Letizia
  • Dottor Amal
  • Francesco Piscopo
  • Jack Matcha
  • la Vispa Teresa
  • Luciano Fiorentini
  • Mantea
  • Marchesa Colombi
  • Maria Stelvio
  • Marie-Josèphe Beccaria
  • Mario Candiago
  • Mariù Salvatori De Zuliani
  • Michele Mastropaolo
  • Pasquale Fornari
  • Petronilla
  • Silvan
  • Sister Tamy

archivio

  • marzo 2010
  • febbraio 2010
  • gennaio 2010
  • dicembre 2009
  • novembre 2009
  • ottobre 2009
  • settembre 2009
  • agosto 2009
  • luglio 2009
  • giugno 2009
  • maggio 2009
  • aprile 2009
  • marzo 2009
  • febbraio 2009
  • gennaio 2009
  • dicembre 2008
  • novembre 2008
  • ottobre 2008

etichette

007 abitini albergo amore atleti baffi bambola barba barbie battaglione bellezza Belvedere bimbi canzoni carnevale castagnole Clark Gable claudio villa conigli conigli Padre Antonio corna corsari corsi cronache figurate cucina cucina d'antan cucina triestina dentifricio detective diario disco dolce vita domenica del corriere dottore eleganza euroservice fanciullezza fatina festini forno galateo gemelle Giannina Giannotto giardino zoologico giuochi di prestigio giuoco gnocchi grasso di balena Grazia igiene illustrazione italiana impotenza infanzia karate letterine levitazione Lotto magia mala educazione marito maschere massaie medicamenti midollo di bue Mimì misericordia molosso morti muscoli natalino otto nilla pizzi nonna occhiali Oggi Padre Antonio paninaro pappagallo peluria pensione piccioni piccola artemisia playboy poesia punti neri pussa via raccontini raggi x rape recofix repellente ricetta riso roma rughe Same "K" scarpe scena illustrata scimiotto scimmie di mare scuola segretario galante segreto servitù sexy sguardo porcino sorriso SOS spia sputare storielle edificanti stricnina Susy Teresita test TourDeFork treno trio lescano tubercolosi vaccherella Valeria vecchi Venezia vestiario Vevè villeggiatura vocabolarietto zia

strumenti utilissimi

  • Collegati
  • Voce RSS
  • RSS dei commenti
  • WordPress.org
Adventures
questa è la Bottega in Linea de la rigattiera nera - si ringraziano WordPress per il magazzino e artemisia per la mobilia