
Non seguiremo Ulisse nel suo lungo e faticoso peregrinare da un porto all’altro: impiegheremmo dieci anni. Tanti infatti gliene occorsero per tornare a casa. E neppure Nonna Papera potrebbe dedicare una ricetta a ogni avventura vissuta e sofferta dal nostro eroe alla ricerca disperata, per terra e per mare, della sua amata ltaca. Però abbiamo pensato che qualcosa si dovesse pur dire dell’Odissea e citare almeno un episodio: quello delle Sirene. Le Sirene avevano un debole per i naviganti: infatti appena scorgevano una nave incroci are nelle loro acque si mettevano a cantare. E cantavano così bene che i marinai, lasciate perdere le manovre, si gettavano in mare e… andavano in pasto ai pesci. Ma Ulisse, quel furbacchione, conoscendo il debole delle Sirene, si fece forte e obbligò i suoi compagni a turarsi gli orecchi con “batuffoli” di cera e si fece da loro legare all’albero della nave. Fu così che quelle birichine restarono con un palmo di naso e noi con… una ricetta in più, fatta su misura soprattutto per i giorni di Carnevale, di bel tempo e di “non” compleanno.
Che cosa occorre:
gr 350 farina bianca; 3 uova; 3 cucchiai di zucchero; 3 cucchiai di vino bianco secco; un pizzico di sale; olio e zucchero al velo.
Come si procede:
in una zuppiera, o su una spianatoia o su una grande carta pesante appoggiata al piano del tavolo, disponete la farina a fontana. Nel centro ponete le uova intere (ma senza guscio), lo zucchero e il sale. Mescolate e impastate bene gli ingredienti aggiungendo poco alla volta il vino, lavorando prima con un cucchiaio di legno poi con le mani (pulite!) fino a ottenere una palla di pasta omogenea. Sistematela sul piano del tavolo e stendetela con un matterello (in mancanza di questo con una bottiglia vuota). Stendete, stendete fino a ridurre la palla in uno strato molto sottile. Tagliatelo a strisce irregolari larghe cm 3-4 e lunghe cm 7-8. Preparate in un tegame, meglio se dotato di un lungo manico, dell’olio che farete scaldare a fuoco vivo. Quando l’olio sarà bollente versate tante strisce di pasta quante ne può contenere la padella e toglietele quando le vedrete ben dorate. Appoggiatele man mano su un piatto ricoperto da una carta, del tipo carta da zucchero cioè assorbente, in modo che le chacchiere perdano l’unto, e spolverate di zucchero al velo.
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Chiacchiere, bugie, crostoli, sfrappole, galani… Come si chiamano, cari ragazzi, nella vostra regione, i più ghiotti tra i dolcetti carnascialeschi? Qualunque sia la ghiotta risposta, preparate tosto un bel piattone fragrante di queste leggerissime delizie: è tornato il Carnevale e Nonna Papera vi insegna a festeggiarlo “come si deve”! Cogliamo l’occasione per riferire un affettuoso saluto alla carissima amica, signora Alessandra, cui Nonna Papera rivolge il più dolce dei pensieri e la dedica di questa ottima ricetta.
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Di ritorno da scuola, Benedetta ha rinunciato al classico pane e cioccolata per una merenda più adatta alla stagione: latte caldo e frutta secca le danno la carica per svolgere i compiti della sera.
Una fanciulla viaggiava per vapore colla sua mamma. A una stazione lo sportèllo si apre per lasciar discendere chi doveva. La fanciulla stava seduta pròprio nell’àngolo, prèsso là dove è ingangherata l’impòsta dello sportèllo. Ella badava a guardar fuòri, e la madre pure. A un tratto l’impòsta si chiude e col tonfo d’essa òdonsi, quasi a un punto, duo strida acutìssime, e si vede nello stesso tèmpo la ragazza tombolare in tèrra. Sùbito lo sportèllo fu riapèrto… Oh Dio! che orribile vista! Tre dita della fanciulla èrano là schiacciate fra il battènte dell’impòsta! Il sàngue èra schizzato fino in viso alla mamma che sedeva di faccia alla pòvera fanciulla…