La Lena èra figlia di buòna gente, che le volévano tanto béne (mal inteso) che l’allevàrono molto male. Sì, avèndo essi quell’ùnica figliuòla, ne contentàrono tutti i capricci.
Che avvenne? Quel che dice il provèrbio: Bambina contentata, donna viziata. La Lena crebbe pièna di vizietti, sciamannata, senz’amore dell’órdine e senza vòglia punto di lavorare.
L’órdine è una còsa che non è mai raccomandata abbastanza ad una ragazza. Una dònna che ha lo spirito dell’órdine, si può dire che è una dònna ammòdo, perché l’órdine mantiène la casa.
Ma la Lena non ne aveva punto. Diventata moglie di un impiegatèllo, in pòchi anni andò a cenci lèi, il marito e i figli. Èra veramente la dònna sciatta. Il suo fòrte èra mangiare, dormire e stàrsene là in panciòlle.
Un dì viene a casa il marito per l’ora dell’asciòlvere. – “Lena, dice, che c’è da colazione?” – “Guarda nella casseruòla, risponde lèi; ci dèv’èssere un pò’ di pasticcio avanzato ièri a desinare”. – Il marito, siccome avvezzo a questo fare, senz’altro va alla casseruòla, ne lèva il pasticcio e si mette a mangiare, imboccando insième i suòi bambini.
Mezz’ora dopo, tanto lui quanto i bambini sono presi da fortìssimi dolori di vèntre. Che è? che non è? si manda pel mèdico. Per maggior disgràzia (si èra in un paesèllo) il mèdico non c’è, è di fuori lontano. Che si fa? che si dice? Chi suggerisce uòva sbattute in molta acqua; chi farina pura sciòlta nell’acqua; chi latte e chi altro. Tutti buòni rimèdi. Ma in quella casa non c’era nulla. Si va per le uòva.
Il tèmpo intanto passa. Il rimèdio pei due bambini è tròppo tardi e dèvono morire. Il marito solo può rigettare e si libera.
Che fu? La sciatteria della Lena èra tale che lasciò coprire la casseruòla di verderame! Il rèsto viène da sé.
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Bimbe! Vi sìa di perpetuo mònito la trista stora della Lena, insieme a gli altri Raccontini de La buòna Giannina - educata ed istruita. L’ottimo Libro di lettura e di lingua coll’accentatura toscàna per le scuòle femminili dello St.mo Prof. Pasquale Fornari sempre v’accompagni, ora e ne gl’anni a venire!
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Una fanciulla viaggiava per vapore colla sua mamma. A una stazione lo sportèllo si apre per lasciar discendere chi doveva. La fanciulla stava seduta pròprio nell’àngolo, prèsso là dove è ingangherata l’impòsta dello sportèllo. Ella badava a guardar fuòri, e la madre pure. A un tratto l’impòsta si chiude e col tonfo d’essa òdonsi, quasi a un punto, duo strida acutìssime, e si vede nello stesso tèmpo la ragazza tombolare in tèrra. Sùbito lo sportèllo fu riapèrto… Oh Dio! che orribile vista! Tre dita della fanciulla èrano là schiacciate fra il battènte dell’impòsta! Il sàngue èra schizzato fino in viso alla mamma che sedeva di faccia alla pòvera fanciulla…