Alcuni anni or sono ricevetti una lettera da uno dei miei molti nipoti, nella quale mi diceva, dopo tante belle cose: “….e ti confesso che il mio secondo anno di nozze fu assai meno beato del primo. E sì, che ci ho Ninì, il mio dolce amorino biondo color di rosa, che comincia a dire bab…bo.
Nelle mie ore di noia ho fatto una scoperta che non può essere senza importanza per la società. Ho trovata la vera causa della poca devozione degli uomini pel settimo sacramento. È una specie di malattia nervosa, che si sviluppa, dopo la luna di miele, nelle facoltà visive del marito, e gli fa apparire tutte le mogli degli altri più attraenti della propria.
Se tu trovassi un buon oculista, che volesse occuparsi di questa oftalmia maritale….”
Partii immediatamente per Torino, senza medico oculista, s’intende. Sotto il melanconico umorismo di mio nipote, c’era qualche cosa di amaro, che mi fece temere per la felicità avvenire di quella famiglia. Tuttavia avevo un vago presentimento che, a guarire la malattia di Primo, basterebbe la mia vecchia esperienza.
Giunsi inaspettata. Primo era fuori. La cameriera mi disse:
- La signora è rientrata or ora dalle visite; si sta mettendo in libertà.
Mettersi in libertà! Era la chiave del mistero! la prima causa della malattia del marito. Guai, alle mogli che si credono in diritto di mettersi in libertà quando sono in casa!
Ordinai alla cameriera di lasciarla fare, di non annunciarmi; passai ad aspettarla in sala da pranzo, dov’era già apparecchiata la tavola.
L’Emma entrò poco dopo. Era in abito da camera ed in pianelle. Aveva un abito da camera di casimira azzurra, spigolinata di velluto color di rosa, una grazia di abito da camera; ma era un abito da camera; e portato con tutta comodità, discinto; e là sotto la sposa non aveva fascetta.
Le pianelle di raso azzurro, ricamate di perline rosee, sembravano quelle di Cenerentola che avessero finito coll’incontrarsi per fare il paio. Ma erano pianelle. E quella toletta mattinale, calzata in fretta, era mal completata da un foulard bianco annodato intorno al collo.
- Tuo marito non viene a pranzo? le domandai.
- Sì, verrà a momenti.
- E ti metti a tavola a quella maniera?
- Scusi, nonna; non prevedevo la fortuna della sua visita; e, sa, in casa…. siamo soltanto noi….
- In casa!… soltanto noi! soltanto! quando siete tu e tuo marito? Ma la tua casa è il tuo regno; ma tuo marito è il tuo mondo. Cosa ci guadagni se le persone a cui hai fatto visita, e quelle che ti hanno scontrata per via ti trovano bella? Nulla. Ma se ti trova bella tuo marito; se gli piaci, è il suo amore che guadagni; è la felicità della tua vita.
Una lettrice: – Ah Marchesa! Questa è la storia d’uno dei sette peccati capitali di Eugenio Sue; La….
- Ho capito. Non occorre dirne il titolo. Il mio libro lo possono leggere anche le signorine. È per questo che cercavo di dare un’altra forma alla tesi di quel racconto, ma non voglio che mi si accusi di plagio.
Ho dato all’Emma quel romanzo e lei v’imparò che una signora ammodo non deve mai trascurare il proprio vestire davanti al marito. Deve tenere gli abiti da camera per le ore mattutine o per la tarda sera in camera da letto. Ma durante il giorno deve portare abiti attillati, eleganti nella loro casalinga semplicità, oppure, il che è anche meglio, abiti da casa chiari, di forma speciale che non si possano portare fuori di casa, che non siano nè il compassato costume da passeggio o da visite, nè il trascurato abito da camera. Qualche cosa di speciale, che le donnine di gusto sanno immaginare tanto bene coll’aiuto d’una buona sarta, e nel quale non manca una buona dose di civetteria, a tutto beneficio del marito. E questa toletta da casa dev’essere portata con tutti quegli accessori che costituiscono l’ordine: calze bene assortite (nere sotto un abito bianco, carnicine o azzurre sotto un abito turchino, rosa pallido sotto un abito rosa, ecc.), qualche braccialetto, un nastro al collo o una cravatta. È così che un uomo è avvezzo a vedere le mogli degli altri, e se la sua è meno accurata, ne viene di conseguenza quella tale malattia agli occhi, per cui si vedono tutte le donne più attraenti della propria.
L’accuratezza, l’eleganza bene intesa, sono una specie di nobiltà individuale. Ad una persona che vediamo trascurata e dimessa, finiamo per attribuire una specie d’inferiorità; ed al confronto delle altre, la trattiamo con quella stessa noncuranza con cui si tratta lei stessa.
* * *
Signora! Non scordi mai le sagge parole della della nostra Pregiatissima Marchesa Colombi e provveda di tenere sempre sul comodino il prezioso volumetto La Gente per Bene. Non v’è bene più prezioso della famiglia e del marito: preghiamo dunque il Buon Dio perchè mai, mai ce ne tolga memoria!
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